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09/10/2017 - 12:32

I mercati globali avanzano mentre l’economia si rafforza

EFG Asset Management

Keystone
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I mercati globali hanno spazzato via le preoccupazioni per la crisi costituzionale della Spagna, dove la Catalogna potrà dichiarare la propria indipendenza da Madrid già questa settimana dopo gli episodi di violenza che hanno deturpato il referendum tenutosi il 1 ottobre.
L’indice azionario MSCI World ha segnato un nuovo massimo storico giovedì scorso, per poi riscendere marginalmente il giorno successivo. Tra le economie avanzate, gli USA hanno sovraperformato sia rispetto all’Eurozona che al Giappone, benché l’andamento migliore è stato quello del mercato britannico, sostenuto dall’indebolimento della sterlina sulla scia delle crescenti aspettative per le possibili prossime dimissioni del Primo Ministro May.

Non sorprende che le azioni europee siano state trascinate verso il basso dalla Spagna e dall’Italia, i cui spread sovrani rispetto al bund tedesco si sono ampliati durante la settimana fino a raggiungere i massimi da quattro mesi. I mercati potrebbero risentire della preoccupazione per le conseguenze del referendum per una maggiore autonomia da Roma previsto il 22 ottobre in Lombardia e Veneto, due delle regioni più produttive del paese.

Al di là della politica europea, le notizie della scorsa settimana sono state generalmente favorevoli per il sentiment di mercato. I dati sulle attività sono rimasti positivi nonostante quelli sull’occupazione statunitense siano risultati deludenti per il mese di settembre, colpiti negativamente dagli uragani Irma e Harvey. Forti i sondaggi societari e i dati sulle richieste di capitale sia negli USA che nell’Eurozona, il che evidenzia un'accelerazione dell’economia globale all'inizio dell’ultimo trimestre dell’anno. La crescita dei salari negli USA, portatasi al 2,9% su base tendenziale, unita all’ulteriore calo della disoccupazione al 4,2% nel mese precedente - nonostante l’aumento del tasso di partecipazione - supporta l’opinione che il FOMC innalzerà di nuovo il tasso sui fondi federali a dicembre. Secondo i dati del CME, i mercati dei future attribuiscono all’evento una probabilità del 90% circa.

Il mix di dati solidi e possibilità maggiori di un innalzamento dei tassi sui fondi federali negli USA ha spinto i rendimenti dei Treasury e il dollaro americano moderatamente al rialzo. I rendimenti dei decennali USA sono saliti di 3 punti base nel corso della settimana, ma hanno sfiorato per un breve lasso di tempo la soglia critica del 2,40% dopo la pubblicazione dei dati sull’occupazione. Tali eventi uniti ai nuovi rischi politici in Europa hanno portato all’indebolimento dell’euro e della sterlina, spingendo al rialzo il dollaro americano. L’indice del dollaro ha guadagnato circa lo 0,8% nel periodo analizzato, salendo ai massimi da 13 settimane. Il biglietto verde ha inoltre beneficiato dei progressi realizzati sul budget e della riforma fiscale al vaglio del Congresso.

Infine, nel settore delle commodity ha pesato la debolezza del petrolio. Nonostante l’ulteriore calo netto dei dati sulle scorte settimanali negli USA, e le indicazioni circa una maggiore conformità dei paesi OPEC e non ai tagli alla produzione nel mese di settembre, il West Texas Intermediate ha perso quasi il 5%. L’andamento dei prezzi è stato influenzato dalla caduta del 3% registrata venerdì sulla scia dei timori che i tagli alla produzione concordati potrebbero non essere rinnovati oltre il primo trimestre 2018.


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